mercoledì 4 febbraio 2009

L'Italia del XXI sec. più indietro di quella del XX....

Nel rileggere degli scritti sul Manifesto di Marinetti tratti da un articolo di exibart, mi risulta assai difficile non trovarli attuali…

Anzi addirittura, oggi più indietro di cent'anni fa, e la sensazione di aver perduto un secolo.

Marinetti dieci decenni fa cantava l'abitudine all'energia, alla temerarietà, considerava il coraggio come elemento centrale. Bramava il passo di corsa. L'Italia che gli è sopravvissuta è stata un paese pauroso, arroccato nei privilegi - altro che temerario -, un paese in cui la lentezza, e non la velocità, viene considerata un valore. Filippo Tommaso Marinetti voleva distruggere musei e biblioteche - per crearne di nuovi, è chiaro -, in Italia non solo si costruisce con difficoltà nuova edilizia culturale, ma si fa fatica anche a demolire quella inadeguata. E demolire ciò che è vecchio e inutile, per costruirvi sopra il nuovo, è un'azione di igiene culturale che s'interrompe solo nelle civiltà avviate all'estinzione.

Tutte le nostre meravigliose città si sono generate grazie a questa stratificazione che noi, abbiamo deliberatamente interrotto.

Abbiamo abdicato allo sviluppo della nostra civilizzazione scegliendo la tutela della nostra storia e la conservazione di quanto ereditato. Stiamo facendo i badanti di un paese avviato a sbriciolarsi. O, nella migliore delle ipotesi, a trasformarlo in una sconfinata Pompei.

L'Italia di oggi preferisce esser patria dei tir e dell'inquinamento paesaggistico, piuttosto che bucare una montagna e farvi correre un treno veloce, sicuro e pulito.

Preferisce le auto e le motorette sfrecciare davanti al Duomo di Firenze piuttosto che vedervi le rotaie di un civilissimo tram. Preferisce le automobili sul Pincio, in bella vista, piuttosto che le automobili sotto al Pincio, nascoste.

L'Italia che decide di investire sul nucleare, quando in tutti gli altri paese civili, sul nucleare non si investe piùda una ventina d'anni, in quanto le spese sono più alte dei guadagni. Invece perde prezioso tempo per investire sulle vere fonti rinnovabili...

L'Italia che litiga su un ponte, pur anche di un grandissimo architetto-ingegnere,Calatrava, perché Venezia non si tocca.

Ma se nessuno l'avesse toccata, non sarebbe stata Venezia, non credete?

E pensare che cent'anni fa Marinetti cantava i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi... L'Italia delle soprintendenze che dicono "no" alla metropolitana, "no" al parcheggio, "no" al sottopassaggio, "no" addirittura a cestini e pattumiere che permetterebbero ai nostri centri storici di non esser letamai.

Talebani della tutela, li ha chiamati l'archeologo Carandini nel suo ultimo pamphlet.

Ma i talebani siamo tutti noi, mica solo le teste d'uovo al Ministero e a Italia Nostra: quanti di coloro che stanno leggendo questo editoriale erano favorevoli alla pensilina di Isozaki agli Uffizi?

Gli Uffizi non si toccano, vero? Van tutelati e conservati, mica sviluppati!

E infatti le nostre bellezze sono così 'tutelate' che il paese in trent'anni è scapicollato dal primo al quinto posto nella classifica delle mete turistiche mondiali.

La Francia,eterna seconda all'epoca, ha capito dove stava sbagliando: ha costruito piramidi postmoderne dentro musei antichi, ha portato la vita dentro la cultura (oltre che la cultura nella vita), ha unito lo sviluppo alla tutela ed è oggi di gran lunga al primo posto. "È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii". Così si concludeva il Manifesto.

In un paese dove il vivere contemporaneo è sport estremo, non fa forse impressione pensare che tali parole, che ci augureremmo si concretizzassero domani, siano state

scritte nel 1909?

Nessun passo in cento anni.

Nessuno. E anzi, a riflettere sulla progettualità che nonostante tutto esprimeva quell'Italietta liberty e belle époque di cent'anni fa, notiamo qualche passetto indietro. Consoliamoci col fatto di essere passati dal 2008, in cui si celebravano i quarant'anni della volgarità sessantottina, al 2009, in cui si festeggiano i cent'anni dell'abbacinante lucidità futurista.

Non dovrebbe essere peggio dell’anno scorso, almeno lo spero!


tratto da un articolo di exibart di m.t.

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